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giovedì 17 giugno 2021

Mile High Comics, per sentire il polso del mercato del fumetto statunitense, e per fare acquisti.

Chuck Rozansky è appassionato di fumetti sin da ragazzo e, verso i 19 anni, ha deciso di occuparsi di vendite.
Si tratta di 40 anni fa, negli USA la distribuzione abbandonava le edicole e passava ai negozi specializzati e lui impostava un'attività basata sulla vendita via posta degli arretrati e dell'usato, diventando un nome importantissimo non solo negli USA ma anche nel resto del mondo.
Si chiama MILE HIGH COMICS.
Ci sono anche altri nomi, ma voglio parlare di lui perchè pubblica regolarmente una newsletter digitale, un notiziario che distribuisce via email in cui parla non solo della sua attività ma dell'economia del mercato fumettistico statunitense.
Io la ricevo per posta elettronica ma è possibile anche seguirla nel sito.
Per chi è interessato alle oscillazioni del settore - pare che adesso ci sia una esplosione di vendite - ecco la sua comunicazione più recente: https://www.milehighcomics.com/newsletter/061421email.html
Buona lettura.
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sabato 1 settembre 2018

E se tornasse l'Editoriale Corno?

La vita di una casa editrice, come quella delle persone, non è illimitata. Le case editrici cessano la propria attività e lasciano meravigliosi ricordi nei propri lettori. Nei romanticoni come me nasce poi il desiderio che quella attività, quella vita non si fosse interrotta, e la nostalgia la si combatte immaginando come sarebbe potuta proseguire. Ecco allora che nascono giochini grafici come questo: come potrebbero essere le copertine di alcune di quelle pubblicazioni, se riprendessero ora?
Questa volta ho provato con una casa editrice, la Editoriale Corno, che negli anni 70 del secolo scorso realizzò numerose pubblicazioni, dalle riviste-contenitore agli albi con i supereroi della Marvel, dai volumetti tascabili di strisce alle serie di albi “neri” e umoristici, e molto altro. Ho considerato, però, solo quelle pubblicazioni che non sono state proseguite sotto altro marchio editoriale dal proprio creatore, che ne ha tenuto la proprietà, ossia quelli che, se davvero la casa editrice ricominciasse la propria attività, potrebbero proseguire senza rendere conto a nessun altro che gli eredi dell'editore Andrea Corno.

(con un click le immagini si ingrandiscono)

Il primo abbozzo di idea è stato più che altro giocoso, un mash-up di due copertine una della Corno e una della Marvel, una spiritosata che non considerava un progetto editoriale serio (per quanto fantasioso):


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Poi sono stato più serio, ho ipotizzato quali serie potessero riprendere e ho elaborato le copertine di questi ipotetici nuovi "numero 1".
Le elaborazioni hanno mantenuto una certa continuità visiva, altre invece sono state ideate con forti modifiche. Per esempio questa di "Superfumetti in Film" è stata pensata con un formato A4 e una grafica nuova, dato che quella precedente era... inesistente:




In questa su "Il Corriere della Paura", invece, è stato considerato lo stesso formato e il riutilizzo della splendida testata che disegnò il bravissimo Luigi Corteggi:




Con la terza delle sei testate in rilancio, Comics-box de Luxe il formato cambia da quadrato ad A4 per ospitare in questo brossurato anche storie avventurose in formati diversi dalle strisce, ma resta l'impostazione grafica editoriale delle fasce di colore e delle scritte:




Per i Pocket, il tascabile formato A5 in bianco e nero per la divulgazione a costo ridotto del fumetto - i cui contenuti in futuro potrebbero poi essere ospitati in Comics-box in una veste più ricca - la particolarità è che, di numero in numero, cambia l'orientamento delle pagine, da orizzontale a verticale:




Quinta delle sei testate di nuovo formato A4 (formato i Giganti, gli Eterni e Corriere della Paura, per esemplificare) quindi più grande dei comic-book, è la testata con le serie di super-eroi "a rotazione", due o tre storie in 48-64 pagine a colori. E soprattutto, ogni tanto con gli amatissimi gadget ^_^:




Ultima ma non ultima ^_^ delle sei testate, ecco Guerra d'Eroi, sempre in formato A4, con due-tre storie in 48-64 pagine a colori, dedicata all'avventura. E anche qui, ogni tanto, i gadget... moooolto speciali ^_^ :




Chissà se questo sogno si avvererà mai... ^_^ :
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lunedì 9 gennaio 2012

La carta rivoluzionaria!!!

Una carta che viene ricavata dalla pietra!!! Il video qui sotto ne elenca i pregi. Certo è un filmato promozionale, per cui se ci sono aspetti negativi bisogna chiedere ad altre fonti - io ho chiesto a Greenpeace, vediamo che risposta mi danno - , ma se è tutto vero quel che viene descritto, è un evento magnifico!!! Io pensavo che il futuro ci avrebbe portato alla carta di plastica, ma credo - a sentore, ovvio - che questa sia molto meglio. Mi hanno detto però che è costosa - e già qui c'è una prima contraddizione col filmato ^_^ - però credo che si diffonderà.
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martedì 14 giugno 2011

Referendum 2011

In occasione della campagna promozionale per i 4 referendum (due sull'acqua privatizzata, uno ciascuno per nuove centrali nucleari e legittimo impedimento per le altre cariche) svoltisi due giorni fa, mi è capitato di trovare in internet un manifesto, che ho trovato molto divertente, attraente ed efficace, basato su un doppio-senso lessicale della parola "vieni" - quindi con un sottinteso erotico che si basa ed è reso esplicito dall'immagine nel manifesto.
Mi sono chiesto se l'efficacia fosse sessista, basata sul fatto che fosse una donna a essere fotografata in un momento erotico, e allora ho deciso di realizzarne una versione al maschile. Il risultato lo potete vedere assieme al manifesto ispiratore in una sotto-pagina (per aprirla basta un click qui, ma attenzione, come ho detto il gioco di parole è basato sull'erotismo, e per quanto non ci sia nudi totali o atti sessuali espliciti, le fotografie sono a sfondo erotico, quindi accedete solo se adulti), a voi decidere se è altrettanto divertente, attraente ed efficace.
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venerdì 8 aprile 2011

Fumetti in film.

Ho da sempre affermato che una trasposizione fedele di un fumetto in forma di film è possibile.
Addirittura affermavo la possibilità della trasposizione totale, letterale.
C'era chi lo dichiarava impossibile, sino a SinCity.
Il risultato è la conferma che è solo questione di volontà.

Ci sono fumetti che sono realizzabili anche con una storia differente da quella del fumetto che si vuole proporre con attori, e questo vale per i fumetti seriali, soprattutto quelli senza una stretta "continuity". L'importante in questo caso è mantenere intatte l'estetica e la caratterizzazione dei personaggi protagonisti e dell'ambiente in cui vivono le avventure. Tanto per dirne uno, Tex e i suoi pards, o Green Lantern, devono essere rispettati, ma la storia può anche essere originale.

I seriali con la "continuity" stretta invece andrebbero trasposti mantenendo il più possibile la fedeltà agli eventi narrati nella serie a fumetti, oltre che all'estetica e alle caratterizzazioni. Variazioni che consentano di "limare" qualche eccesso - per esempio, la capacità di un personaggio di inventare e costruire un apparecchiatura tecnica che neppure un esperto scienziato o ingegnere avrebbe potuto creare. Questo vale per i personaggi Marvel "classici", anche se ora che esiste un multiverso Marvel (cosa per cui la DCcomics era criticata, e invece guarda dove siamo arrivati!) la fedeltà a una versione non è più così fondamentale, tanto di una nuova, ennesima versione si tratterebbe.

Ci sono infine i fumetti che secondo me dovrebbero essere trasposti letteralmente, mantenendo persino i dialoghi, e questo vale per esempio per CortoMaltese, o Blueberry, o Love&Rockets. Storie che vanno rispettate totalmente, e che se modifichi, beh, non è più quella storia. Per me questo non vale solo per i fumetti, vale anche per la letteratura scritta, o per un testo teatrale (anche se in questo caso magari può cambiare il "tono" della recitazione).

Qualcuno mi oppone il concetto che in questo ultimo modo il regista non è più un artista, non ha la possibilità di dare il suo tocco personale. A mio parere il fatto di riuscire a fare la trasposizione, e non una versione, è un elevato pregio artistico. Nel momento in cui ha fatto una versione, il regista non ha avuto rispetto di quello che ha voluto mettere sullo schermo, è come se avesse dichiarato che l'originale può essere migliorato, e quello che lui ha fatto, per conseguenza logica, è un miglioramento.

La mia opinione è che, se devi fare cambiamenti, crea qualcosa di tuo, ispirato ma originale. Altrimenti non sei da meno del produttore, il cui unico scopo è fare soldi e che usa il nome di quel personaggio noto perché sa che è un richiamo sicuro per gli spettatori che amano, o anche solamente conoscono, quel personaggio. Lui, produttore, è giustificato, tu, regista, no.

La maggior parte della produzione filmica anche recente però si allontana dal materiale d'origine, modifica le storie e gli eventi, anche l'estetica e la caratterizzazione.
Sino a qualche tempo fà questo mi rattristiva, poi ho ragionato. La mia nuova visione è simile al pensiero di Alan Moore, che in sostanza dicono che una cosa è il fumetto, una cosa è il film - o realizzazione con un altro medium.
Per quanto il nome del personaggio sia lo stesso, le due opere sono indipendenti.
Sono andato oltre, e mentre un tempo vedere la versione filmica di un fumetto era un indice di credibilità, un incremento del realismo - e anche un aumento della positiva percezione popolare del Fumetto - per cui era un pregio che venisse realizzata una versione con attori, ora non lo è più, proprio perché le due realizzazioni sono indipendenti, e non mi importa di quel che viene realizzato e di come viene realizzato.

Certo rimane l'amaro per cose che hanno rovinato la concezione generale, popolare, di alcuni personaggi e dei generi, e addirittura del Fumetto stesso. Penso alla serie tv "Batman" degli anni '60, che ha costruito, o comunque amplificato, la visione di quel personaggio e in generale del genere supereroistico - e in generale del Fumetto - come di qualcosa di risibile, per bambini, se non per minorati.
Ma non fa niente, non per questo smetterò di essere appassionato della più bella forma di espressione creata dagli esseri umani.
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lunedì 27 dicembre 2010

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Immagine tratta dal blog di Luca Boschi http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/, che consiglio a tutti di seguire non perché questo tipo di immagini sia prevalente, ma per gli interessantissimi discorsi sul Fumetto che affronta. Un click per ingrandire ^___^.
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sabato 7 agosto 2010

"Continua...", il progetto editoriale della DTE (3)

"Continua..." è un progetto editoriale articolato di cui la rivista, presentata nel post precedente, è una parte. Il progetto prevede la realizzazione di pubblicazioni cartacee, in rivista e in volume, che non saranno gratuite come "Continua..." ma saranno a pagamento, ed esiste un legame netto tra la prima e le seconde. Per chi è curioso e non ha paura di annoiarsi ^__^ il progetto "Continua..." è integralmente leggibile nel file in formato .pdf scaricabile da questo link: http://dte.altervista.org/pubblicazioni/Continua/documenti/DTE-progettoContinua.pdf Buona lettura, e se avete domande l'e-mail e' dteditore@gmail.com
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venerdì 25 giugno 2010

Consigli ai creativi - 1

Questo filmato l'ho trovato nel sito de L'isola della poesia, alla pagina http://scrittoriemergenti.isoladellapoesia.com/contratto_edizione_editore.php - ma è interessante tutto il sito - che fornisce dei consigli molto importanti per chiunque voglia provare a realizzare dei guadagni dalle proprie creazioni. Alla fine del filmato è scritto "...Se lo ritenete utile aiutateci a diffondere i contenuti di questo video informativo...", per cui colgo l'invito e lo pubblico. Buona visione.
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mercoledì 19 maggio 2010

Un blog sui fumetti molto interessante

Devo ancora completare l'elenco dei giovani promettenti artisti, purtroppo ora non ho abbastanza tempo, ma voglio segnalare questo bel sito di informazione, http://www.comicsreporter.com/, che da' una panoramica del mondo fumettistico statunitense equilibrando vari aspetti, in un modo un po' fuori dagli schemi, equilibrando la luce dei riflettori sia sulle grandi che sulle piccole case editrici e sull'autoeditoria. Buona lettura a tutti.
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domenica 27 dicembre 2009

Creepes Dessinee 2009

Manifesto per una "esposizione" - ossia parlo dei miei fumetti proiettando delle immagini. Dove e quando, per chi volesse partecipare, sono scritti lì. Per ingrandire l'immagine basta un click.
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venerdì 22 maggio 2009

I danni del diffondere pregiudizi culturali

L'articolo e' stato pubblicato sul Corriere della Fantascienza, spero non me ne voglia l'autore (e ne avrebbe diritto) per averlo riportato qui sotto, ma voglio che sia subito fruibile. Il mio parere: Ursula LeGuin ha ragione da vendere e quell'editore dovrebbe ampiare un poco i propri confini culturali, e soprattutto scusarsi con una dichiarazione da far divulgare tramite ogni canale disponibile. Ma riporto tutto qui perche' mi ha fatto pensare alla percezione del Fumetto, che a differenza di questo caso non e' un genere (o categoria letteraria, come dichiara UrulaLeGuin) come la Fantascienza, ma un linguaggio, quindi una forma di espressione, per cui la limitatezza culturale di chi storce il naso di fronte all'Arte Sequenziale e' ancora piu' grave. E mi ha fatto anche pensare a quanto grave siano le dichiarazioni pubbliche, di qualunque forma, in cui si sminuisce un genere (in questo esempio) o un linguaggio (nel caso del Fumetto). Come potrete leggere qui si dichiara che "L'affermazione di Weil, peraltro non motivata, cancella con un colpo di spugna il lavoro di generazioni di critici..." e non la trovo affatto esagerata, dato il quotidiano su cui e' comparsa la dichiarazione dell'editore di Ballard, e considerando che si tratta proprio del promotore culturale (quantomeno questa e' una delle funzioni di un editore). A voi: ____________ Ursula Le Guin: no al revisionismo, Ballard scriveva fantascienza. L'autrice americana se la prende con Robert Weil, l'editore USA di J.G. Ballard, reo di ripetere stancamente cliché che equiparano la fantascienza a spazzatura di genere. 21 aprile 2009, James Graham Ballard è appena scomparso. Ecco cosa dichiara Robert Weil, editore americano alla Norton, all'interno di un articolo comparso niente di meno che sul New York Times: “Il suo stile affabulatorio ha indotto i critici a recensire il suo lavoro come fantascientifico. Ma sarebbe come chiamare fantascienza Brave New World o 1984.” Triste destino per la fantascienza. Nonostante decenni di critica, fiumi di carta per definirne i confini, basta un commento come questo per riportare tutto ai blocchi di partenza e fare capire con crudele evidenza agli appassionati qual è la percezione comune sul genere. Ma questa volta a scendere in campo a sua difesa si è mosso un pezzo da novanta: Ursula K. Le Guin in persona. “Sono scioccata — scrive l'autrice sul suo sito — nel constatare come un editore, che ha avuto l'occhio lungo di pubblicare Ballard, possa poi rivelarsi così ignorante su ciò che il suo stesso autore ha scritto, così poco informato sulla natura e la storia della fantascienza come genere e sulla letteratura in generale a partire dagli anni '80. Com'è possibile credere, oggi, nel 2009, che sia avvilente per uno scrittore appartenere al genere fantascientifico?” Si riapre dunque una vecchia ferita, dal momento che Weil non fa che riprendere una vulgata sulla base della quale la fantascienza viene identificata e appiattita su alcune delle sue prime (consapevoli) manifestazioni commerciali: i pulp magazines americani, che ospitavano storie dozzinali (nel senso letterale del termine di vendute a dozzine, privilegiando quindi quantità su qualità, in funzione della loro esplicita natura più ludica, di passatempo, che puramente letteraria, anche se ciò non toglie nulla alla loro importanza e al loro impatto sulla storia della fantascienza). L'affermazione di Weil, peraltro non motivata, cancella con un colpo di spugna il lavoro di generazioni di critici come Darko Suvin, Damien Broderick e via dicendo. Anche grandi autori si sono cimentati nella definizione del genere. È celebre quella di Theodore Sturgeon, che fa risalire la parola scienza al latino scientia, per indicare non un metodo o un sistema, ma la conoscenza in sé (knowledge): la fantascienza diventa allora “knowledge fiction”. Anche noi in Italia abbiamo dato negli anni un contributo alla storia della critica con i vari Aldani, Curtoni, Lippi (la prima edizione di Robot!), Pagetti, tanto per citarne alcuni in ordine sparso e senza includere tanti benemeriti editori. Niente da fare. “Se il Signor Weil — prosegue la Le Guin — ritiene che le storie di H.G. Wells abbiano un qualche valore letterario, allora dovrebbe dichiarare che opere come La macchina del tempo non sia fantascienza, tirando in ballo, suppongo, il loro valore affabulatorio. Per inciso, lo stesso Wells ha chiamato le sue opere scientific romances. C'è un notevole esercizio di ginnastica mentale nel definire la fantascienza come un qualcosa di puramente commerciale, con una connotazione direi implicitamente da spazzatura, perché implica sia negare che qualsiasi opera fantascientifica possa avere valore letterario, sia che qualsiasi opera con valore letterario che sfrutta espedienti fantascientifici (come avviene proprio in Brave New World o 1984) non sia fantascientifica. Il termine fantascienza è oggi una categoria letteraria largamente accettata e in grado di descrivere adeguatamente i lavori di J.G. Ballard. Penso che gli editori che non riconoscono un simile fatto, come Weil, debbano scuse postume a Huxley, Orwell e Ballard.” Parole sante. Chissà quando sortiranno un effetto. Autore: Alessandro Murè - Data: 22 maggio 2009 - Fonte: ursulakleguin.com Risorse in rete * L'articolo contenente la dichiarazione di Weil * La risposta di Ursula Le Guin
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martedì 24 febbraio 2009

Il fumetto per il sociale - 01

Credo molto nel Fumetto come mezzo di comunicazione. Una dei suoi molteplici utilizzi può essere quello di comunicare un messaggio sociale. Ci abbiamo (brevemente) tentato qui:
http://danieletomasi.altervista.org/fumetti/Ralmfumetto/index.html
E' un libro realizzato questo inverno da un gruppo di lavoro di insegnanti di liceo e di scuola media, ed iocome esperto grafico, con la finalità di stimolare l'interesse alla matematica negli alunni che passeranno dalle secondarie inferiori alle superiori, ma anche per cercare di contrstare l'abbandono scolastico. Il sintetico concetto e' espresso in un sintetico (solo 4 tavole) fumetto. Il link vi porterà al sito in cui potrete vedere le pagine a matita e le versioni definitive, ed in cui sono a disposizione i link ai pdf dell'intero volume, se voleste scaricarlo, di cui ho curato il progetto grafico-editoriale.
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giovedì 12 febbraio 2009

E' possibile una nuova rivista per ragazzi?

In un recente post, http://danieletomasi.blogspot.com/2009/02/acquisti-consigliati-01.html, accennavo alla possibilità di creare una nuova rivista a fumetti per giovani lettori, e da poco ho lasciato un commento su questo blog http://annitrenta.blogspot.com/2009/02/viaggio-intorno-alla-mia-biblioteca.html dove si parla di storiche riviste, il Corriere dei Piccoli ed il Corriere dei Ragazzi. Voglio tornare sull'argomento anche qui, unendo qualche intervento scritto quà e là nella "rete". Ritengo che sia possibile, oggi, portare in edicola una nuova rivista a/di fumetti, che serva come allevatrice di una nuova generazione di lettori. Esiste una gran quantità di materiale tuttora appetibile per lettori giovani e non, soprattutto materiale franco-belga, ma ritengo anche che ci siano produzioni italiane (di Bottaro, Rebuffi, Chendi, Peroni, Bonvi, Jacovitti, e altri anche più giovani) da pubblicare. Inoltre si potrebbe (anzi, si dovrebbe) utilizzare anche le produzioni di paesi più lontani, proponendo assieme fumetti orientali ed occidentali, abituando i lettori giovani ad essere onnivori di stili e di argomenti, e non settoriali come tanti sono al giorno d'oggi - c'è chi a priori non sopporta i manga, chi non sopporta i bonelli (ed intende il fumetto italiano), chi non sopporta i supereroi (ed intende il fumetto statunitense), chi non sopporta il fumetto "vecchio" (ed intende qualunque realizzazione abbia più di dieci anni, magari facendo una o due eccezioni). A parte l'errore di affiancare un genere o una tipologia editoriale tutta una produzione geografica, c'è proprio il rifiuto di provare cose diverse a priori. Un vero "peccato" culturale. Tornando alla rivista, quindi il problema non è la quantità e/o la qualità del materiale a disposizione. Né, ritengo, sarebbe un primo "corpo" iniziale di lettori. Un piccolo sottobosco c'è, è quello di Focus Junior e di GeronimoStilton, ma anche quello del Giornalino e di Topolino, che secondo me può essere fatto crescere. Il problema è il sostegno editoriale-distributivo. Certo sarebbe difficile sopravvivere, ma non impossibile. Per avere successo è necessario avere un editore con un forte potere distributivo, e deciso a sostenere per un lungo periodo iniziale la rivista - insomma, un editore che ami il Fumetto come mezzo di espressione e comunicazione, disposto a scommetterci nel lungo periodo e quindi non pensando a farci i soldi da subito - che le assicurasse una distribuzione vasta, e che la pubblicizzasse bene. Uno con un parco-riviste variegato, per cui si potrebbero porre i primi numeri, oltre che distribuiti e venduti a se, anche in allegato gratuito ad altre riviste "familiari" - tipo Confidenze o Gioia, per intenderci quelle familiari e quelle indirizzate a uomini e donne sugli ...anta - in modo che dalla mamma o dal papà passasse direttamente al bambino, che poi ci si potrebbe affezionare; potrebbe essere sfruttato l'elemento "gadget", vecchio ma sempre funzionante, basta guardare le riviste di lettura francesi - ad Angouleme in edicola ho comprato una rivista con un allegato bellissimo, secondo me, una matita rossa sulla cui testa c'è una statua in plastica del personaggio titolare della rivista, alta 5-6 cm! - come volano pubblicitario, anche di semplici come gli adesivi o le carte - come fanno ogni tanto con Diabolik; ma ci sono anche altre cose possibili: una mostra, non tanto grande, con la riproduzione di tavole - chi è stato ad Angouleme quest'anno pensi alla mostra di BillEtBoule - itinerante nelle gallerie d'arte o nei grandi magazzini tipo Auchan o Carrefour, o con un tendone da posizionare in una piazza cittadina, con una mascotte - un attore vestito come un personaggio della rivista - che regala gli adesivi all'ingresso. La pubblicazione, inoltre, non dovrebbe essere da sola, ma dovrebbe avere un piccolo gruppo di pubblicazioni da edicola che ne aumentino la visibilità. Penso ad esempio, relativamente al giorno d'oggi, agli albi che il Giornalino mette come allegati, e che ristampano storie gia' stampate nel periodico: ecco, quelli potrebbero essere venduti a parte, con prezzo ridotto e con una maggior foliazione. Per fare esempi nel passato, penso agli EurakaPochet, sia quelli in formato tascabile verticale che quelli in formato orizzontale che poi hanno originato i mensili di Lupo Alberto e di Cattivik, o anche a AlterLinus e AlterAlter e lo stesso per Eureka - quegli speciali dai nomi tipo EurekaEstate, EurekaGiallo, etc. - o gli albi Sprint che affiancavano il Corriere dei Piccoli e il CdR. Vi vengono in mente degli ipotetici editori?
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